lunedì 26 novembre 2012

Tecniche di memoria: riferimenti bibliografici... per non farsi spennare quattrini!

Tante volte in questo blog abbiamo parlato - e tante altre volte ne parleremo - di tecniche di memoria. Proponiamo di volta in volta, infatti, una serie di lezioni ed esercizi per affinare secolari tecniche di memoria e renderle alla portata di tutti. 
Più volte abbiamo anche detto che non si tratta di capacità eccezionali riservate a pochi eletti, né di pratiche esoteriche per gli adepti, ma di semplici tecniche che si apprendono con l'esercizio, proprio come abbiamo imparato le tabelline, le divisioni o l'analisi grammaticale alle scuole elementari.
In un precedente articolo - quello cioè che fa da introduzione alle Tecniche di Memoria - parlavo di quanto sia inutile iscriversi ai corsi di "Tecniche di memoria e lettura veloce" dove vi "spremono" centinaia di euro per imparare tecniche e abilità che potreste tranquillamente imparare da soli, con buona volontà, costanza ed esercizio.

Io ho commesso questo errore: frequentai un corso del genere pagando la bellissima cifra di ... 640 euro!!!

La mia curiosità, purtroppo (o per fortuna?), era così forte che nemmeno una cifra così alta riuscì a scoraggiarmi. Fu una bella fregatura quando scoprii che ad un prezzo 20 volte (o più!)  inferiore avrei trovato gli stessi contenuti, proposti forse anche un po' meglio, su cui esercitarmi e imparare le stesse identiche tecniche che avevo appreso in quel corso lungo, costoso e... incipriato. 
Sì, proprio così, incipriato! Coloro che tengono corsi del genere, infatti, si presentano con vestiti eleganti e cravatte, in locali di alberghi rinomati, con una organizzazione spesso buona ed efficiente, con assistenti che schizzano qua e là, che preparano il materiale e sono pronti ad ogni evenienza.

Il tutto, a mio avviso, per giustificare il prezzo esorbitante che sei costretto a pagare per frequentare quel genere di corsi.

E' vero, molto spesso l'istruttore è davvero preparato e capace di insegnare... MA IN NESSUN CASO SI POSSONO GIUSTIFICARE I PREZZI ALTISSIMI CHE CHIEDONO!!!

Per questa ragione, dopo tanto parlare, vorrei segnalare in questo post dei libri utili ed efficaci che trattano le tecniche di memoria.

I contenuti di questi libri non sono altro che quelli che trovereste in un qualsiasi corso di "Tecniche di memoria e lettura veloce"... solo che ad un prezzo, se vi va male, 20 o 30 volte inferiore.

Imparerete le tecniche solo se avrete un forte desiderio di imparare!!! 
Questo vale sia per i libri da studiare, sia per i corsi costosissimi che propongono ovunque! ... Quindi, tanto vale optare per la spesa minore!!!

Ecco di seguito 3 libri che trattano le tecniche di memoria che io stesso ho acquistato e studiato:



Tecniche di Memoria e Lettura Veloce
Un corso completo per ottimizzare i metodi di apprendimento, applicando tecniche collaudate che migliorano le proprie performance cognitive e mnemoniche.
Da High Consulting, fra i più prestigiosi studi di counseling nel settore, un manuale rivolto a studenti, professionisti e a tutti coloro che intendono raggiungere i propri obiettivi senza sprecare tempo ed energie.
Dalle nozioni fisiologiche sui processi mentali alle tecniche che consentono di memorizzare senza sforzi inutili e con risparmio di tempo le centinaia di informazioni che ogni giorno dobbiamo incamerare, il manuale si struttura come un vero e proprio corso, con spiegazioni, test, momenti di verifica, i cui punti focali sono le tecniche di memoria da un lato e la lettura veloce dall'altro.
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Il Segreto di una Memoria Prodigiosa
Quante volte ci accade di dimenticare notizie e informazioni che abbiamo cercato di imparare a memoria, dedicandoci anche tempo e fatica? Quanta soddisfazione potrebbe darci, invece, il fatto di adottare un buon metodo!
Con questo libro l'apprendimento diventerà un'attività piacevole e ricca di soddisfazioni; imparerete le tecniche per lo sviluppo della memoria, le metodologie di studio, i sistemi per sfruttare al meglio le risorse a vostra disposizione, basandovi sull'associazione tra le parole e le immagini.
Tutti siamo dotati di memoria e capacità di imparare... dobbiamo soltanto esserne consapevoli e capire come usare bene le nostre potenzialità.
  • Oltre 300 immagini per accompagnare i concetti sviluppati e renderne immediata la memorizzazione.
  • Esercizi facili e divertenti per velocizzare l'apprendimento.
  • Spazi per disegnare i propri schemi ispirandosi a quelli suggeriti dal volume.

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Il Grande Libro della Memoria
Memoria, intelligenza e creatività: lo straordinario metodo per potenziarle divertendosi. Nell'era di Google, degli smartphone e dei computer serve ancora avere una buona memoria? Ebbene sì, rivela questo libro, perché allenarla è uno dei pochi metodi conosciuti dalla scienza per aumentare a tutte le età la capacità di ragionamento, e quindi l'intelligenza.
Gianni Golfera, famosissimo mnemonista diventato oggetto di studio alla NASA per le sue eccezionali facoltà, svela, con l'aiuto di Pierangelo Garzia e Edoardo Rosati, tecniche, segreti, trucchi per potenziare l'abilità di ricordare, di elaborare l'infinito numero di notizie che riceviamo, di migliorare le doti di problem solving.
Il Metodo Golfera è rivoluzionario e coinvolgente: associando un'emozione a ciò che vogliamo memorizzare, stabiliamo legami indissolubili che fisseranno per sempre nella nostra mente le informazioni che abbiamo bisogno di conservare (e solo quelle). Diventerà quindi facile per tutti - anche per gli smemorati cronici - ricordare qualsiasi cosa torni utile nel lavoro e nello studio: numeri, nomi, visi, parole straniere, grafici, date e dati, testi lunghi e brevi parola per parola, formule, articoli di legge.
Inoltre, esercitare la memoria garantisce longevità e salute al cervello: è l'essenza del brain training, la ginnastica della mente che va tanto di moda.
Completo di esercizi, test, consigli e soluzioni per tutti - dagli studenti ai manager, dalle mamme indaffarate ai collezionisti, dagli insegnanti ai creativi -, e arricchito da un prezioso libriccino staccabile con le pillole del Metodo Golfera, Il grande libro della memoria è uno strumento indispensabile. Tenetelo a mente.
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Acquistando i libri ai link segnalati contribuirete al finanziamento del blog. Grazie!

lunedì 5 novembre 2012

Il tuo stile di apprendimento: un aiuto dalla PNL

Tornando a parlare di stili di apprendimento, mi preme ora proporvi un modello molto interessante che può aiutare un qualsiasi studente non solo a conoscere in generale le modalità attraverso cui apprende un qualsiasi essere umano, ma anche a riconoscere quale sia il suo canale privilegiato che gli permette di apprendere informazioni, conoscenze e abilità. 

Chiamiamo "Canale" - o SISTEMA RAPPRESENTAZIONALE - quella via di comunicazione privilegiata che collega il mondo esterno con l'essere umano, innanzitutto con gli organi di senso e successivamente con i neuroni che lo decodificano e lo rendono intellegibile. In altre parole stiamo parlando di come il nostro corpo e la nostra mente entrano in contatto con il mondo e lo "leggono", lo "interpretano", gli danno significato. Capiremo di seguito cosa intendiamo dire; di seguito l'articolo si svilupperà utilizzando anche slides tratte da un corso di aggiornamento tenuto da me.

Il modello che analizzeremo questa volta
 è tratto dalle teorie della PNL.

Cos'è la PNL? PNL vuol dire Programmazione Neuro Linguistica e studia i processi umani che hanno a che fare con la comunicazione, l'apprendimento e, in generale, l'adattamento dell'uomo all'ambiente che lo circonda.
I principali teorici e fondatori sono JOHN GRINDLER E RICHARD BANDLER. Di seguito una sintetica spiegazione del termine PNL:



Ebbene, cosa ha a che fare la PNL con il nostro discorso sugli stili di apprendimento?

giovedì 18 ottobre 2012

Prendersi cura del proprio cervello: 6 consigli per farlo funzionare al meglio

Possiamo mettere il nostro cervello nelle condizioni di rendere al meglio? E' possibile ottenere il massimo dalle nostre prestazioni intellettive?
La risposta è certamente sì. Gli esperti segnalano alcuni accorgimenti che, se rispettati, mettono "a punto" il nostro rendimento mentale e rallentano il decadimento cerebrale dovuto al passare degli anni.


1. Fai sport almeno 30 minuti al giorno.
Una buona dose di movimento fisico stimola i muscoli che mandano al cervello la richiesta di una maggiore produzione di sostanze neurotrofiche, come ad esempio il BDNF, il quale aumenta la sopravvivenza dei neuroni e li rende più elastici e dinamici, in grado di effettuare meglio connessioni e aumentare la plasticità del cervello.

2. Usa la testa: allenati con quiz, giochi, rompicapo, lettura...
I neuroni sono come i muscoli, vanno usati, allenati... se li lasciamo a riposo a lungo si impigriscono. I neuroni possono essere stimolati... usandoli! Come? Con musica, lettura, cruciverba, quiz, giochi matematici etc...
Non lasciamo a lungo la testa a riposo!

3. Mangiar bene: tutti consigliano la dieta mediterranea.
La dieta mediterranea sembra sia in grado, più degli altri stili di alimentazione, di salvaguardare cervello e memoria. Pare, infatti, che la frutta e la verdura di cui è ricca abbiano un forte potere antiossidante e proteggono dall'invecchiamento cerebrale.

4. Dormi almeno 7 ore ogni notte.
E' vero: ci sono persone che hanno bisogno di pochissime ore di sonno per recuperare energie psichiche e mentali, ma sono una minoranza. Le persone "normali" evitino di fare gli irriducibili convincendosi di aver bisogno di poche ore di sonno per sater bene: al di sotto di sette ore di sonno le prestazioni cerebrali ne risentono molto. La carenza di sonno, infatti, riduce la materia grigia dell'ippocampo e della corteccia frontale, aree coinvolte nella memorizzazione.

5. Lo stress aiuta ma non troppo.
E' risaputo: c'è una soglia di stress utile alle nostre prestazioni, perché ci mantiene vigili, attenti, con la giusta tensione per affrontare gli impegni rendendo molto. Quando la soglia di stress è eccessiva, si ha invece un decadimento delle prestazioni. Occorre automonitorarsi per non eccedere.

6. Stai con gli amici, la salute in una sana vita sociale.
Chi vive isolato senza una vivace vita sociale rischia un decadimento cognitivo più rapido e accentuato. Il contatto con gli altri, la vita di relazione, ridere e discutere con amici rendono il cervello più dinamico e aperto; una vita isolata, per contro, diminuisce gli stimoli e genera un invecchiamento cerebrale precoce (uno studio dimostra persino che, in questo caso, è più alta la frequenza di incappare in Alzheimer). Le emozioni dovute a delle sane relazioni, insomma, hanno per noi un valore affettivo salutare per il nostro cervello.

Post liberamente ispirato ad AIRONE N. 376 - AGOSTO 2012


lunedì 8 ottobre 2012

Stile di apprendimento parte II: riconosci qual è il tuo per dare il massimo

In questo post segnalo altri riferimenti teorici sugli stili di apprendimento. Come già detto i modelli teorici non sono univoci e universali: ce ne sono diversi, ognuno parziale ed esaustivo nello stesso tempo.

Conoscere gli stili di apprendimento - ripetiamo anche questo - aiuta lo studente ad organizzare la mole dei contenuti da apprendere  in modo da renderli adattarli alle proprie caratteristiche. 

Ferme restando le 4 fasi di Kolb attraverso cui avviene l'apprendimento (già riferite in un altro post) propongo adesso altri due modelli, validi e famosi, sugli stili di apprendimento.

Il primo è quello di Gregorc:



Ciascuno può individuare in quale stile di apprendimento si identifica maggiormente, oppure stilare una classifica da uno a 4 partendo dallo stile in cui più si riconosce fino a quello che proprio non ritiene suo.

Io ho già fatto la mia personal classifica, e tu?

Segue il Modello di Honey e Mumford (1986) utilissimo e più "discorsivo dei precedenti; esso suddivide 4 stili di apprendimento descrivendoli nelle caratteristiche specifiche di ciascuno: ATTIVISTA, RIFLESSIVO, PRAGMATICO, TEORICO.


Conosci te stesso: qual è il tuo stile di apprendimento? Come puoi organizzare meglio il tuo materiale da apprendere in modo da adattarlo al tuo stile?


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domenica 30 settembre 2012

Conosci il tuo stile di apprendimento per imparare meglio e più rapidamente


In questo post riadatto del materiale che ho messo insieme in occasione di un corso di aggiornamento. E' del materiale molto utile per la crescita personale e per il metodo di studio, quindi consiglio di leggere il post molto attentamente.

Apprendere è anche un'arte: si tratta di capire e riconoscere le strategie personali di apprendimento - che variano da individuo a individuo - vale a dire gli stili di apprendimento attraverso cui adatto al mio sistema percettivo gli stimoli esterni
Chi scrive, ad esempio, è un irriducibile visivo - cinestesico - uditivo: significa che apprendo pochissimo se mi limito ad ascoltare qualcuno che mi parla, tantissimo se collego il mio apprendimento al fare e al vedere. Altre persone hanno stili dominanti diversi: uno dei miei cugini, ad esempio, apprende moltissimo dall'ascolto, è un uditivo dominante
Di questo, però ci occuperemo nel dettaglio nei prossimi post.

A seguire ci soffermeremo sui principali stili di apprendimento.

mercoledì 19 settembre 2012

Studio a casa: come organizzarsi al meglio


Come organizzarsi con lo studio a casa? A scuola c'è l'insegnante che stabilisce la tabella di marcia, ma a casa come posso organizzarmi? Di seguito degli ottimi consigli da seguire.

La pianificazione dei tempi
Nei primi anni della scuola media superiore lo studente si  trova a dover gestire in modo più autonomo la distribuzione del proprio tempo.
E’ evidente che ogni persona deve avere chiara la scala delle priorità che si pone. Ad esempio: se uno studente studia con passione uno strumento musicale oppure pratica uno sport a livello agonistico e decide che questa sfera della sua vita è irrinunciabile, necessariamente dovrà dedicare meno tempo alla scuola, ponendosi obiettivi realistici e non troppo ambiziosi.
Per tutti, comunque, servono buone capacità organizzative soprattutto nelle giornate di studio che precedono le verifiche scritte o le interrogazioni.
Qualche consiglio potrà essere utile. 
Una programmazione efficace prevede un piano settimanale in cui, quotidianamente, siano presenti momenti dedicati allo studio ed altri riservati allo svago. Il lavoro di pianificazione, infatti, serve a ridurre il tempo di studio aumentandone l’efficacia, in modo da permettere alla persona di avere del tempo libero per le attività extrascolastiche che interessano.
Non è necessario prevedere molte ore di studio. Sono invece importanti la concentrazione, adeguatepause, buoni ripassi.
Potresti costruire un’agenda settimanale con gli impegni fissi (sport, hobbies) e le fasce orarie di studio – base, anche tenendo conto degli orari in cui lavori meglio. Prevedi anche una certa elasticità in modo da far fronte a eventuali periodi di lavoro intenso nello studio o nello sport.
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Nella programmazione dei tempi, occorre prevedere almeno tre fasi

La prima è di revisione di ciò che è stato svolto in classe al mattino. Infatti se non si rimettono in ordine gli appunti o gli esercizi, presto dimenticheremo il 70% di quanto abbiamo fatto. 
La seconda fase è di studio o di esecuzione di compiti. In questa fase è importante ricordare che gli esercizi vanno svolti dopo aver studiato la parte teorica. Ad esempio in matematica, gli esercizi saranno una verifica della comprensione dei concetti studiati nella teoria. Per quanto riguarda lo studio, affronteremo gli aspetti legati alle tecniche di lettura, alla sottolineatura, alla rielaborazione personale con schemi e mappe. Della memorizzazione abbiamo già trattato precedentemente. 
Una fase di ripasso. Solo dopo aver lasciato “sedimentare” le conoscenze, ripassi successivi permetteranno di inserire le conoscenze nella memoria a lungo termine. 

-Non concentrare mai lo studio nei giorni appena precedenti le verifiche. Molti studenti fanno proprio così, fidando nella potenza della memoria a breve termine. Gli svantaggi però sono numerosi. Infatti i risultati che si ottengono in questo modo sono imprevedibili per vari motivi. L’ansia, ad esempio, gioca un ruolo molto importante nel nostro rendimento: se non siamo sicuri della nostra preparazione potremmo bloccarci, non ricordare più niente, fare una gran confusione. Inoltre, se la preparazione è fragile, basta una domanda posta in modo diverso da quello che abbiamo previsto, per “perdere la bussola”. Inoltre, ed è la cosa più importante, se lavoriamo sempre con la memoria a breve termine, non riusciremo a costruire la già citata rete di conoscenze che ci serve per imparare nuove cose. 

 
E’ opportuno qui distinguere tra preparazione prossima e preparazione remota.
La prima è proprio quella che realizziamo con gli studi fatti a casa prima dell’interrogazione o della verifica.
La seconda, invece, incomincia dalla prima spiegazione dell’argomento in classe, attraverso l’ascolto, la presa di appunti, la revisione a casa, la richiesta di chiarimenti, gli esercizi,ecc.
Il giorno prima di una verifica o un'interrogazione è possibile solo fare un ripasso per accertarsi di sapere esporre e utilizzare ciò che si è appreso. Quindi:
- rilettura veloce del testo, degli appunti, degli schemi, o esercizi-tipo
- ripetizione ad alta voce per verificare la capacità di esposizione; eventuale simulazione dell'interrogazione o della verifica.
Perciò, se devi studiare 28 pagine di storia per l’interrogazione prevista tra 7 giorni , non programmare lo studio di quattro pagine al giorno. Intensifica invece lo studio all’inizio, diminuendo a metà settimana e tenendoti due giorni per un ampio ripasso.
 
Restano ancora due aspetti:
- verificare se la pianificazione  è stata “realistica”. Confronta il tuo programma con ciò 
che hai realizzato. Sei stato troppo ottimista sui tempi dello studio? O è successo il 
contrario? Correggi la tabella di marcia, ricordando che stai imparando a studiare
 e, come in ogni apprendimento, gli errori sono previsti.
- l’aspetto più impegnativo: rispettare il programma

 Lo studio
Ci sono diversi modi per affrontare lo studio di un argomento ed è importante ripetere che
 ognuno di noi ha strade diverse per raggiungere l’obiettivo. La maggior parte delle persone, 
però, ha un proprio “percorso” che è risultato efficace e viene perciò riutilizzato.
Sulla base di quanto dicono di fare le persone che hanno successo nello studio, un possibile percorso può essere questo.

Attivare la rete di conoscenze. Crearsi aspettative

Comincia ad esplorare il testo che hai davanti come si fa normalmente di fronte a qualcosa di nuovo. 

Hai già un’idea globale dell’argomento perché in classe avrai ascoltato la lezione dell’insegnante. 

Il testo che hai tra le mani presenta una struttura ed un’organizzazione dei capitoli che è bene conoscere. 

Sulla base dei titoli, dei sottotitoli, delle figure, dei grafici ecc. prova a prevedere di cosa parlerà il testo, collegandolo a ciò che già conosci sull’argomento.

Comprendere

Fai una prima lettura globale. Dividi il testo in sequenze, ricavandone le informazioni più importanti. 

Se incontri termini specifici, sottolineali. Se ci sono parole che non conosci, devi cercarne il significato sul vocabolario 

Se incontri grafici,tabelle,ecc. non ignorarli. Integra le informazioni che ne ricavi con quelle fornite dal testo scritto.

Mentre leggi, sottolinea i concetti, scrivi delle parole-chiave vicino ad ogni sequenza, numera i concetti da memorizzare

Rielaborare e memorizzare

Cerca il tuo modo di rielaborare ciò che hai letto. Puoi prendere appunti, fare schemi, fare mappe, ripetere ad alta voce,ecc.

Cerca di associare ciò che stai memorizzando ad altre esperienze, conoscenze, immagini che emergono. Metti qualcosa di noto vicino a ciò che va memorizzato 

Se l’argomento da studiare ha suscitato qualche interesse, sfrutta il momento favorevole e dai un contributo per approfondire i contenuti.

Fonte:  http://www.gentileschi.it/

martedì 4 settembre 2012

Si riparte con scuola e lavoro ... che stress!!!


E' un macigno da spostare, una montagna troppo alta da scalare... affanno, stanchezza, riposo notturno alterato, gambe intorpidite e pesanti, malessere... tutto ciò coincide con quello che si prova, di norma, quando è il momento di rientrare a scuola o al lavoro dopo un periodo più o meno lungo di vacanze. In realtà si tratta degli stessi sintomi che sentono sia il giovane studente sia l' adulto quando tornano alla routine quotidiana dopo un periodo di ferie o di inattività.
Generalmente ci si preoccupa un po' e la generale sensazione di stanchezza e malessere può insospettire: "Come è possibile che sono già stanco morto se sono appena agli inizi? Così non arriverò vivo nemmeno alla fine del trimestre!".

In realtà oltre ad una componente psicologica individuale - che fa sì che alcuni provino queste sensazioni più intensamente di altri - c'è anche una componente fisiologica del tutto normaleDurante le vacanze, infatti si verifica una diminuzione dello stress e dei ritmi di vita, e questo fa sì che l'organismo, e in particolare alcuni suoi organi deputati a gestire lo stress, come i surreni, si adatti alle nuove esigenze, meno «imperative» del solito.

Durante lunghi momenti di pausa, di inattività e di generale assenza dei ritmi serrati della quotidianità lavorativa, accade che restano in "standby" anche le ghiandole che producono gli ormoni dello stress, come ad esempio il cortisolo, l' adrenalina...

Quando si ricomincia l'attività di studio o di lavoro questi organi impiegano del tempo per tornare di nuovo " a regime" e produrre la quantità necessaria di ormoni. Ecco perché ci si sente meno stanchi dopo qualche giorno dall'inizio delle attività piuttosto che appena rientrati dalle vacanze. 

A pagare caro lo "scotto del rientro" sono in genere le personalità puntigliose, gli studenti o i lavoratori particolarmente esigenti con sé stessi, che pretendono di rendere al massimo anche con il "motore ancora freddo". Meno intensa è, invece, la sensazione di frustrazione per personalità un po' più "leggere", meno perfettine.
Soprattutto per la prima tipologia di persone - anche se il consiglio vale per tutti - è bene riaccostarsi alle routine frenetica di tutti i giorni con gradualità, passo dopo passo, iniziando già qualche giorno prima del rientro.

Già da una decina di giorni prima, per esempio, si può ricominciare ad adattare la sveglia, che in genere nei periodi di vacanza viene spostata da metà mattinata in poi. 

Quindi, ad esempio, se era diventata mia abitudine svegliarmi alle 9 del mattino, giorno dopo giorno anticiperò il suono della sveglia ogni volta di 10 minuti, fino a quando già da 2 - 3 giorni prima di tornare alla normale attività, sarò di nuovo abituato alla solita sveglia; in questo modo si avita il "trauma" del giorno del rientro al lavoro, quando il "driiiin" suona prestissimo nel nostro totale intontimento!

Riaccostarsi con gradualità ai ritmi quotidiani di vita è sempre un ottimo metodo per ricominciare al meglio.

Buon lavoro!

Wikio